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01/06/2006

Avventure di un designer quantico

Giornale di Astronomia Giugno 2006 Volume 32° N°2

Avventure di un designer quantico
Federico Capasso
Di Renzo Editore, collana «I Dialoghi», 2005
Brossura, pp. 72, inserto di 12 pp. a colori, € 9,50
ISBN 8883231058
www.direnzo.it

FORMULA vincente questa delle interviste in­tensive a personaggi di spicco. Questa volta si potrebbe intitolare "conversazione con un cervel­lo fuggito", però sarebbe falso perché il profes­sor Capasso rifiuta categoricamente questa facile etichetta. Il professor Giacconi, premio Nobel per la Fisica, versato anche nelle arti grafiche, dice di aver lasciato l'Italia alla ricerca di un muro su cui poter dipingere. Fisico della struttura della materia, il professor Capasso, è, invece, partito dall'Italia dopo una serie di esperienze formative per andare - immagino, a seguito di qualche saggio consiglio del suocero, il professor Giorgio Salvini - alla ri­cerca del suo strumento da suonare. Il concetto però è lo stesso, entrambi hanno lasciato il paese alla ricerca di opportunità.
L'America gli ha offerto l'opportunità di sfruttare appieno i suoi indubbi talenti ed egli, con mirabile chiarezza, ce li spiega attraverso i mirabili risultati che, molto spesso, hanno applicazioni nella vita quotidiana e, pertanto, sono in linea con 1'attuale tendenza di molti governanti in servizio che riten­gono siano da finanziare solo quelle ricerche che, in breve tempo, portano allo sviluppo di tecnologie fruibili dal mercato.
Quando Penzias e Wilson, i due fisici dei Labo­ratori Bell, vinsero il premio Nobel per la scoperta della radiazione di fondo, relitto del Big Bang, all' ae­roporto di Boston fu innalzato un cartellone pub­blicitario su cui era scritto, di fianco all'immagine dei due laureati, «cosa ha a che vedere un premio Nobel per la Fisica con la vostra bolletta del vostro telefono?» Anche il professor Capasso ha lavorato per molti anni presso questi famosi laboratori che, per decenni, hanno anche avuto quasi il monopolio della telefonia statunitense. Egli ci spiega questo apparentemente incomprensibile nesso. Dalle sue parole, essenziali ma chiarificatrici, emerge l'abis­so esistente tra la concezione di ricerca pura negli Stati Uniti e in Italia. Non voglio qui divagare su un argomento che, trattato da me, che mi limito, come tanti, ad imbrattare i marciapiedi nostrani con piccole colorate icone, assumerebbe ben pre­sto il tono della polemica e pertanto rimando il lettore alle pagine del "designer quantico". Questa strana definizione emerge dal fatto che il Nostro si è occupato e ancora è molto attivo nel campo delle nanostrutture, della fotonica, dell' elettronica nel vasto campo della fisica dei materiali. Operare ai limiti tra la speculazione e l'applicazione por­ta a discutere di organizzazione del lavoro, libertà di pensiero e ricerca. Capasso racconta come si sono svolte le sue esperienze ai Laboratori Bell e come sono organizzati nell' accademia, ovvero l'Università di Harvard, dove oggi lavora, il reclu­tamento e il management dei gruppi in azione. Anche questo è un interessante discorso, quello dello scienziato manager che applica le idee che ha. Diceva Pasteur che non esiste una scienza pura e una scienza applicata, esiste la Scienza e le sue applicazioni. Senza esplicitamente affermarlo, Ca­passo sembra condividere questo punto di vista e si sofferma sui particolari nella speranza che forse potrà essere di qualche utilità ai giovani. Indubbia­mente lo sarà, ma personalmente mi auguro che questo breve volumetto che contiene una lunga conversazione, venga letto anche da quegli adulti che così maldestramente maneggiano la ricerca e la scuola nostrana, riempiendosi la bocca di parole che echeggiano l'innovazione ma suonano deriso­rie quando si confrontano con i risultati. Probabil­mente, Capasso, che collabora con alcuni gruppi italiani, visita spesso il nostro e suo paese. Non posso che sperare che lo invitino quanto prima a un qualche popolare talk show e possa così tra­smettere alla grande audience e, più importante, ai nostri politici, il concetto di utilità della Scienza di cui da noi si parla tanto senza avere neppure una pallida idea di cosa si stia parlando.
In chiusura, amo sottolineare che questi libretti (poco più di 50 pagine) che si leggono comodamen­te durante un breve viaggio in treno sono come dovrebbero essere gli articoli sulla Scienza, lunghi a sufficienza per chiarire i concetti e brevi abbastanza per assomigliare a dei testi e non stancare il lettore. Sempre a fuoco sul punto centrale dell' argomento, sono intelligenti, piacevoli e, più che altro, utili. Ben vengano, speriamo che li leggano in molti, sono un affare, costano quanto un settimanale, e non hanno né pubblicità né inserti. Buona lettura.
GIORGIO G. C. PALUMBO

Federico Capasso, laureato in Fisica, è Robert Wallace Professar of Applied Physics alla Harvard University. Vincitore di numerosi premi internazionali. è autore di oltre 300 pubblicazioni e di 52 brevetti USA.